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Cortese dell’Alto Monferrato: un bianco fra tre territori

DOC · Bianco secco, anche spumante

Il castello di Acqui Terme, punto di partenza per esplorare le colline dell’Alto Monferrato.
Il castello di Acqui Terme, punto di partenza per esplorare le colline dell’Alto Monferrato.Foto: Andrea Danielli · CC BY-SA 4.0 · versione ridimensionata
  1. 01Territorio
  2. 02Vitigno
  3. 03Vino
  4. 04Cantina

Dal territorio al calice

Cortese dell’Alto Monferrato DOC, un vino da conoscere

Il Cortese dell’Alto Monferrato DOC percorre le colline fra Nizza, Acqui e Ovada con il carattere di un bianco secco. Il suo nome collega un vitigno piemontese a una zona ampia, nella quale paesi, vallate e pendii permettono di seguire molte strade del vino.

Qui il Cortese offre un’altra prospettiva sulle terre spesso associate ai rossi. Una visita può cominciare da Acqui Terme, allargarsi verso Ovada oppure risalire a Nizza Monferrato. La bottiglia diventa un invito a unire questi luoghi attraverso la loro campagna.

Le colline fra Tanaro e Alto Monferrato

La zona di produzione comprende 35 comuni astigiani e 51 alessandrini. Il consorzio descrive la presenza del Cortese sulla destra del Tanaro e nel sistema collinare che mette in relazione Ovada, Acqui e Nizza. Sono riferimenti geografici utili per costruire il viaggio: il territorio si legge per collegamenti e per passaggi fra un bacino e l’altro.

La pagina dell’Acquese introduce il rapporto fra città termale e colline; quella dell’Ovadese segue i borghi verso l’Appennino. Le terre del Nizza aggiungono il versante astigiano. Il bianco attraversa questi ambienti senza cancellarne le differenze: nella visita resta centrale la posizione effettiva delle vigne.

Una vocazione bianca riconosciuta dal 1979

Il riconoscimento della DOC risale al 1979. La denominazione assegna al Cortese una propria identità nell’Alto Monferrato e rende leggibile un patrimonio viticolo che convive con Dolcetto, Barbera e uve aromatiche. La presenza di più vitigni nello stesso paesaggio aiuta a capire quanto le colline siano un sistema agricolo articolato.

Entrare in una cantina della zona consente di accostare questo bianco alle altre produzioni aziendali. Un confronto concreto chiarisce quali vigneti vengono destinati alle diverse uve, come cambia il momento della raccolta e quali obiettivi guidano la vinificazione. La storia della denominazione prende così forma nella continuità del lavoro, oltre la data del suo riconoscimento.

Il Cortese e le sue espressioni

La base prevede almeno l’85% di Cortese; possono concorrere fino al 15% altre uve bianche non aromatiche ammesse. La denominazione comprende anche lo spumante. Il profilo del bianco fermo ruota attorno alla freschezza, con un gusto asciutto e una componente sapida: elementi che lo rendono adatto ad accompagnare antipasti, risotti e preparazioni delicate.

Il raffronto con il Gavi DOCG è particolarmente stimolante. Il vitigno principale coincide, mentre cambiano territorio e regole: il Gavi richiede Cortese in purezza. Degustare le due denominazioni aiuta a distinguere l’identità dell’uva dalla provenienza e dalle scelte del produttore, senza attribuire automaticamente lo stesso carattere a tutte le bottiglie.

Una giornata fra Acqui e i paesi delle vigne

Da Acqui dedica tempo al centro storico prima di raggiungere una cantina delle colline. L’alternanza fra visita urbana e paesaggio agricolo dà ritmo alla giornata: piazze e edifici raccontano la città, i filari e le cascine rendono visibile la produzione. Puoi proseguire verso i borghi dell’Ovadese oppure scegliere una seconda giornata nelle terre del Nizza.

Mombaruzzo offre un altro punto del percorso astigiano. Mettere a confronto paesi diversi invita a osservare dove si trovano gli abitati rispetto alle vigne e quanto cambiano gli orizzonti lungo la strada. In cantina, una bottiglia di Cortese dell’Alto Monferrato completa il viaggio riportando nel calice il nome delle colline appena attraversate.

Nel settore ovadese puoi affiancare alla visita Rocca Grimalda, seguendo il rapporto fra paese in altura e territorio circostante. Il panorama del borgo permette di riaprire il racconto geografico incontrato nel calice. Dopo un bianco, assaggiare un rosso della stessa zona chiarisce quanto il sistema agricolo locale sia plurale: il Cortese partecipa al paesaggio insieme agli altri vitigni, e la visita restituisce a ciascuno uno spazio riconoscibile.

Il vino comincia dall’uva

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Il Cortese porta il viaggio nei bianchi del Gavi e dell'Alto Monferrato, seguendo colline, borghi e interpretazioni di un'uva piemontese.

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Il borgo di Gavi, centro di riferimento della denominazione prodotta da uve Cortese.Foto: Maurizio Ravera · CC BY-SA 4.0 · versione ridimensionata

Le colline, prima del calice

I territori da esplorare

Un paese dà inizio al viaggio

Borghi, approfondimenti e percorsi

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Panorama del borgo di Gavi, centro di riferimento della DOCG da Cortese.Foto: Maurizio Ravera · CC BY-SA 4.0 · versione ridimensionata